Il Lago Trenta è una delle mete più interessanti delle Maddalene per chi cerca un’escursione autentica, lontana dai percorsi più affollati. Qui non si viene per una passeggiata qualunque: si viene per un ambiente d’alta quota, per il silenzio della Val di Non e per un itinerario che premia chi accetta un po’ di salita. In questa guida ti lascio le informazioni utili per capire dove si trova, come raggiungerlo, quanto richiede davvero e in quale periodo conviene andarci.
Le informazioni essenziali per organizzare bene l’escursione
- Il lago si trova nel gruppo delle Maddalene, in area di confine tra Trentino e Alto Adige, a circa 2.387 metri.
- La base più comoda è Malga Bordolona di Sotto, raggiungibile da Bresimo e dotata di parcheggio.
- L’itinerario classico è un anello di circa 10,3 km, con 4 ore e 45 minuti o poco più di cammino.
- Il dislivello reale da mettere in conto è alto: in base alla variante, si va grossomodo da 856 a 980 metri.
- È un’escursione adatta a chi ha un minimo di allenamento e non teme un tratto iniziale costante in salita.
- Per me i periodi più interessanti sono luglio, per i rododendri, e l’inizio autunno, quando l’aria diventa più limpida.

Dove si trova e che tipo di lago è
Questo specchio d’acqua alpino si trova nel settore occidentale del gruppo delle Maddalene, lungo la fascia che separa la Val di Non dalla Val d’Ultimo. A quota 2.387 metri, il bacino è noto anche come Alplaner See e si inserisce in un paesaggio di pascoli alti, con poche strutture e molta natura vera. Io lo considero un lago da cercare con intenzione: non è un posto “di passaggio”, ma una meta che ti obbliga a rallentare e a guadagnarti il panorama.
Il punto che mi piace di più, rispetto ad altri laghi alpini più famosi, è la sensazione di isolamento. Anche quando ci sono escursionisti, l’ambiente resta ampio, silenzioso e poco costruito. Se cerchi un lago di montagna capace di dare atmosfera senza sembrare addomesticato per il turismo, qui trovi esattamente quella misura.
Come arrivare al Lago Trenta senza perdere il filo
Le schede di VisitTrentino indicano come base Malga Bordolona di Sotto, raggiungibile da Bresimo su strada asfaltata fino al parcheggio della malga. Da lì l’itinerario più lineare sale sul sentiero 136 verso Malga Bordolona di Sopra, poi prosegue verso il passo Alplaner e scende infine nella conca del lago. Io consiglio di leggerlo come un percorso a tappe, perché aiuta a gestire meglio la fatica e a capire dove si concentra davvero il dislivello.
- Arriva a Bresimo e segui le indicazioni per Malga Bordolona.
- Lascia l’auto al parcheggio di Malga Bordolona di Sotto.
- Prendi il sentiero 136 in direzione Malga Bordolona di Sopra.
- Continua a salire sui pendii erbosi fino al passo Alplaner.
- Scendi nella valle del lago e, se vuoi chiudere l’anello, rientra passando dalla Val Clapa.
La versione ad anello è quella che preferisco raccontare, perché non si limita a portarti al lago e basta: ti fa entrare davvero nel cuore delle Maddalene. Se invece vuoi semplificarti la giornata, puoi impostare il giro come andata e ritorno sullo stesso tracciato, accettando però un’esperienza un po’ meno varia.
Quanto è impegnativa davvero
Qui conviene essere sinceri: non è un trekking tecnico, ma non è nemmeno una camminata leggera. Le schede escursionistiche più diffuse parlano di circa 10,3 km, 4 ore e 45 minuti o poco più di cammino e un dislivello che, a seconda della variante, si aggira tra 856 e 980 metri. Tradotto in modo pratico: per un escursionista allenato è una giornata bella piena; per chi cammina poco, può diventare lunga e stancante già nella prima metà.
| Variante | Impegno | Quando la sceglierei | Nota pratica |
|---|---|---|---|
| Anello classico | Medio-impegnativo | Se vuoi l’esperienza più completa | È la soluzione più equilibrata tra panorami e logistica |
| Andata e ritorno | Medio | Se preferisci ridurre i dubbi sul rientro | Meno varia, ma più semplice da gestire |
| Estensione verso Cima Trenta | Impegnativo | Se hai gamba e vuoi allungare la giornata | Ha senso solo con meteo stabile e passo sicuro |
Io la sconsiglierei a chi parte senza scarponi adeguati o senza abitudine ai dislivelli. I tratti iniziali possono sembrare facili perché scorrono su prati e strade forestali, ma proprio questa apparente semplicità inganna: dopo un po’, la quota si fa sentire. Un paio di bastoncini e una partenza non tardiva fanno la differenza molto più di quanto molti immaginino.
Quando andare per trovare le condizioni migliori
Se devo scegliere una finestra concreta, guardo prima di tutto il meteo e poi la stagione. In montagna il calendario conta, ma contano ancora di più neve residua, temporali pomeridiani e stato dei sentieri. VisitValdiNon segnala luglio come uno dei momenti più belli, soprattutto per la fioritura dei rododendri; io aggiungo che anche settembre e inizio ottobre possono offrire giornate splendide, con luci più pulite e meno calore sulla salita.
| Periodo | Cosa trovi | Perché conviene | A cosa fare attenzione |
|---|---|---|---|
| Luglio | Rododendri e prati molto vivi | È il mese più scenografico | Possibili tratti ancora umidi o residui di neve in alto |
| Agosto | Giornate spesso stabili | Buon equilibrio tra luce e accessibilità | Temporali pomeridiani e caldo nei tratti bassi |
| Settembre | Aria più limpida e colori più netti | Per me è il mese più pulito dal punto di vista visivo | Le ore di luce si accorciano |
| Ottobre | Prime nevicate e atmosfera più severa | Bellissimo se il tempo regge | Serve prudenza: basta poco per cambiare le condizioni |
La mia regola è semplice: parto presto. In quota, specialmente d’estate, la mattina offre sentieri più tranquilli e meno rischio di incontrare il temporale nel rientro. Se il cielo non è stabile, preferisco rimandare: qui la bellezza del percorso dipende molto dalla qualità della giornata, non solo dalla sua difficoltà tecnica.
Cosa rende speciale il cammino
La parte più interessante non è solo il lago finale, ma la sequenza di passaggi che ci arrivi a costruire. Prima le strutture di Malga Bordolona, poi i pendii erbosi, quindi il passo con il classico ometto di pietre e infine la conca ampia dove l’acqua compare quasi all’improvviso. È un itinerario che funziona bene proprio perché alterna fatica e respiro, senza forzare mai il paesaggio in una direzione artificiale.
Io mi fermerei volentieri anche lungo il ritorno, perché la vista verso la Val d’Ultimo e le creste delle Maddalene cambia parecchio con la luce. Qui il vantaggio è che il sentiero non si esaurisce nell’arrivo: ogni curva aggiunge un’inquadratura diversa, e questo rende il giro più ricco di quanto appaia sulla carta. Se ami i laghi alpini ma non sopporti i luoghi “troppo perfetti”, questo è un buon compromesso tra natura e fatica vera.
Gli ultimi dettagli prima di partire
Se dovessi riassumere l’esperienza in una frase, direi che è un’escursione da fare con testa, non per inerzia. Portare acqua a sufficienza, un guscio leggero, scarponi con buona tenuta e almeno una traccia offline del percorso è la base minima; oltre questo, conta molto il ritmo con cui sali. Io non mi fisserei sull’idea di “arrivare comunque”: in montagna è più intelligente adattare la giornata alle condizioni che insistere su un programma rigido.
- Parti con margine, soprattutto se vuoi rientrare senza fretta.
- Controlla bene il meteo in quota e non solo quello del fondovalle.
- Considera il lago come metà giornata, non come una sosta veloce.
- Se hai tempo, fermati anche alla Malga Bordolona: il rientro si presta bene a una pausa semplice ma meritata.
In una vacanza in Val di Non, questa uscita funziona bene quando vuoi un’esperienza montana autentica, con un lago alto e una quota di impegno che lascia soddisfazione vera. Non è la scelta più facile, ma proprio per questo resta più impressa di molte mete comodissime.