Informazioni essenziali sul percorso
- L’itinerario più noto è quello di Madonna di Campiglio, in Trentino, tra bosco, alta quota e laghetti glaciali.
- Le versioni online non coincidono perché alcune includono solo l’anello classico, altre aggiungono estensioni verso Ritort e Malghette.
- La difficoltà reale è da media a medio-alta: non è una passeggiata, ma nemmeno una ferrata.
- Con gli impianti si accorcia il primo tratto; a piedi l’escursione diventa più lunga e più impegnativa.
- Acqua, scarpe da trekking e partenza presto sono i tre elementi che fanno la differenza più grande.
Dove si trova il percorso e perché le versioni online non coincidono
Io lo leggo così: questo è un classico itinerario di montagna della zona di Madonna di Campiglio, ma non esiste una sola versione “ufficiale” uguale per tutti. Il cuore dell’escursione resta lo stesso, solo che alcune guide considerano l’anello più corto, altre includono deviazioni e rientri più lunghi, quindi cambiano distanza, dislivello e perfino l’ordine dei laghi.
La soluzione pratica è semplice: se vuoi capire se fa per te, devi prima distinguere tra il percorso classico e le sue estensioni. La differenza non è secondaria, perché un’uscita da 5 ore può diventare una giornata piena senza che il paesaggio cambi davvero, ma solo perché si aggiungono tratti in quota e discese più lunghe.
| Variante | Cosa include | Quando ha senso |
|---|---|---|
| Anello classico | Nambino, Lambin, Serodoli, Lago Nero, Lago Gelato | Se vuoi il giro più rappresentativo e leggibile |
| Versione estesa | Inserisce anche Ritort e, in alcune tracce, Malghette | Se hai più tempo e vuoi una giornata lunga in montagna |
| Versione alleggerita | Parte più in alto grazie alla cabinovia | Se vuoi ridurre il dislivello senza perdere il fascino del percorso |
La mia lettura è questa: il valore dell’escursione non sta nel “fare il massimo numero di laghi”, ma nel trovare la versione giusta per le tue energie. E proprio da qui ha senso passare alla sequenza del percorso, così capisci meglio come si sviluppa sul terreno.

Come si percorre senza perdere il filo del sentiero
La logica del tracciato è abbastanza intuitiva, anche se i numeri dei sentieri SAT possono variare in base alla direzione e alla variante scelta. I segnavia SAT sono le indicazioni del sistema escursionistico locale, quindi li troverai spesso sui cartelli lungo la camminata.
In genere io distinguo quattro momenti molto chiari:
- Prima salita o avvicinamento verso l’area di Nambino, che serve anche a prendere il ritmo senza partire subito nel tratto più duro.
- Passaggio ai laghi intermedi, dove il terreno diventa più aperto e cominciano i panorami ampi su rocce e conche glaciali.
- Tratto alto tra Serodoli e Lago Nero, che è quello più scenografico ma anche quello in cui la fatica si sente di più.
- Rientro o variante lunga, che può riportarti verso Nambino oppure allungare l’itinerario in direzione Ritort e Malghette.
Il punto pratico che consiglio sempre è di non ragionare solo per “laghi visitati”, ma per ritmo del giro. Alcune persone spendono troppe energie all’inizio, poi arrivano stanche proprio nei tratti più belli; io farei il contrario, cioè partire piano e tenere margine per il segmento finale, che spesso è anche quello più lungo da smaltire.
La parte più utile da ricordare è che il sentiero è ben tracciato, ma in quota i bivi si moltiplicano e la lettura della traccia conta più dell’istinto. È un trekking che si gode molto meglio quando sai già dove si sta andando e non quando ti affidi al caso.
Tempi, dislivello e quanto è faticoso davvero
Qui conviene essere molto concreti, perché le differenze tra le varie descrizioni possono confondere. La stessa escursione viene spesso raccontata in modo diverso proprio perché cambiano partenza, uso della cabinovia e deviazioni finali.
| Variante indicativa | Distanza | Tempo medio | Impegno | Per chi è adatta |
|---|---|---|---|---|
| Alleggerita con impianti | Circa 9-10 km | 4-5 ore | Medio | Per chi vuole un trekking panoramico senza un’intera giornata di cammino |
| Classica più diffusa | 14,8 km | Circa 6 ore | Medio | Per escursionisti abituati a camminare con dislivello e soste limitate |
| Estesa verso Ritort e Malghette | 17,2 km o poco più | 6-7 ore | Medio-alto | Per chi vuole una giornata lunga e ha già buona gamba |
Il dislivello non racconta tutto. In montagna contano anche l’altitudine, i tratti rocciosi e i continui saliscendi, e qui si arriva a quasi 2.500 metri in alcuni punti. In pratica, io non lo consiglierei a chi cammina solo in piano o a chi cerca una gita “facile” da fare senza allenamento.
Se invece hai già fatto trekking medi e sai gestire 5 o 6 ore di movimento, il percorso dà molto in cambio rispetto alla fatica richiesta. È proprio questo equilibrio tra impegno e resa panoramica che lo rende così apprezzato.
Cosa mettere nello zaino e quali errori eviterei
Su questo punto sono piuttosto netto: il percorso si può fare bene solo se arrivi preparato, perché non è il tipo di uscita in cui puoi improvvisare troppo. Alcuni tratti sono lunghi e non sempre trovi ristori a portata di mano, quindi l’autonomia conta più del solito.
- Acqua: almeno 1,5 litri a persona, di più se fa caldo o se parti tardi.
- Scarpe da trekking: suola scolpita e buona tenuta, non sneakers lisce.
- Strato antivento o antipioggia: in quota il tempo cambia più in fretta che a valle.
- Snack energetici: frutta secca, barretta, panino semplice, quello che ti fa continuare senza appesantirti.
- Protezione solare e cappello: il sole in quota non perdona, soprattutto nei tratti aperti.
- Mappa offline o traccia GPS: non perché il sentiero sia labirintico, ma perché riduce gli errori ai bivi.
Gli errori che vedo più spesso sono sempre gli stessi: partire troppo tardi, sottovalutare il dislivello solo perché c’è la cabinovia, pensare di trovare punti di ristoro in ogni tratto e vestirsi come per una semplice passeggiata. Io aggiungerei un altro errore, molto comune: dare per scontato che il meteo resti stabile per tutta la durata della camminata.
Se il tempo è incerto o il cielo parte già coperto, meglio ridurre la variante che inseguire per forza il giro completo. In montagna la scelta giusta non è quasi mai “fare tutto”, ma fare bene la parte che hai deciso di affrontare.
A chi lo consiglio e quando scegliere una variante più breve
Questo anello funziona molto bene per chi cerca un’escursione panoramica vera, non solo un sentiero con vista. Lo consiglio a chi ha un minimo di allenamento, ama i cambi di paesaggio e vuole una giornata in cui il lago non è un pretesto, ma il filo che tiene insieme bosco, quota e rocce.
- Perfetto se vuoi una camminata impegnativa ma non estrema, con grande varietà di scorci.
- Buona scelta se viaggi con qualcuno che cammina già regolarmente in montagna e non si spaventa davanti a 5-6 ore di itinerario.
- Meno adatto se hai bambini piccoli, poca abitudine ai dislivelli o problemi alle ginocchia in discesa.
- Più sensato ridurlo se il tuo obiettivo è vedere un lago iconico senza trasformare l’uscita in una prova di resistenza.
In questi casi io sceglierei senza esitazione una versione più corta, magari concentrata su Nambino o su un tratto iniziale con rientro semplificato. Il punto non è “fare meno”, ma fare l’itinerario giusto per il tuo passo, e qui la differenza si sente parecchio sulla qualità dell’esperienza.
Il dettaglio che fa davvero la differenza sul sentiero
Se dovessi sintetizzare tutto in una sola indicazione pratica, direi questa: parti presto e scegli in anticipo la variante che vuoi fare. È il modo migliore per goderti l’escursione senza rincorrerla, senza arrivare stanco nei punti più belli e senza dover tagliare all’ultimo minuto perché l’orologio o le gambe non tengono più.
Il bello di questo percorso non è solo la lista dei laghi, ma la sensazione di attraversare ambienti diversi nello spazio di poche ore. Per questo io lo considero uno dei trekking più equilibrati della zona di Campiglio: abbastanza impegnativo da farsi ricordare, abbastanza flessibile da adattarsi a più livelli, purché tu non lo sottovaluti.