Una gita al Lago Lagorai richiede un minimo di preparazione, perché non si arriva in auto fino alla riva e l’ambiente è quello vero dell’alta montagna. In questa guida chiarisco dove si trova, quale sentiero seguire, quanto tempo prevedere, quando partire e cosa portare per godersi il paesaggio senza sottovalutare quota e condizioni del terreno.
Le informazioni essenziali per organizzare l’escursione
- Posizione: il lago si trova in Val Lagorai, sopra la Val di Fiemme, in Trentino.
- Quota: circa 1.870 metri, in una conca circondata da boschi, pascoli e rocce porfiriche.
- Accesso principale: dalla frazione Lago di Tesero, con il sentiero SAT 316 dopo il parcheggio presso la sbarra.
- Durata: calcola indicativamente 1 ora e mezza o 2 ore di salita, in base al passo e alle soste.
- Periodo migliore: dalla tarda primavera all’inizio dell’autunno, controllando sempre neve, meteo e apertura delle strade forestali.

Dove si trova e perché merita la camminata
Il Lago Lagorai si trova nella parte alta della Val Lagorai, una laterale della Val di Fiemme, in provincia di Trento. È uno dei bacini più rappresentativi della catena omonima e raggiunge circa 1.870 metri di quota, in un paesaggio appartato dove acqua, prato e roccia occupano tutta la scena.
La prima cosa che colpisce non è soltanto il lago, ma il modo in cui ci si arriva. La salita attraversa boschi, tratti di strada forestale e vecchie porzioni lastricate, spesso legate alla viabilità militare della zona. Quando il terreno si apre, l’arrivo nella conca erbosa è graduale e molto più suggestivo di una semplice vista panoramica raggiunta in automobile.
Io lo considero una meta riuscita soprattutto per chi cerca silenzio e natura poco costruita. Non ci sono stabilimenti, grandi parcheggi sulle rive o una lunga fila di servizi turistici. Proprio questa semplicità è il suo punto forte, ma significa anche che bisogna arrivare autonomi con acqua, cibo e abbigliamento adeguato.
Come arrivare al lago dal percorso più pratico
Accesso dalla Val di Fiemme
Il punto di partenza più utilizzato è la frazione Lago di Tesero. Da Cavalese si seguono le indicazioni verso Masi di Cavalese e la località Lago, quindi quelle per la Val Lagorai. La strada asfaltata lascia spazio a una strada forestale, il cui accesso può essere regolamentato, fino alla zona della sbarra e del parcheggio.
Da lì si prosegue a piedi sul sentiero indicato con il numero 316. Il percorso sale lungo la valle e alterna fondo sterrato, tratti più ripidi e porzioni lastricate. Dal parcheggio servono normalmente circa 90-120 minuti, ma il tempo cambia parecchio con zaino pesante, terreno bagnato e soste.
Gli altri accessi
Esistono itinerari più lunghi e panoramici dalla Val Cavelonte, nei dintorni di Ziano di Fiemme e Panchià. Alcune varianti collegano il lago a forcelle e bacini alpini della catena, ma richiedono più dislivello, orientamento e resistenza.
Un’altra possibilità consiste nel partire dall’Alpe Cermis e combinare impianti e sentieri verso i laghi di Bombasel e la Forcella del Macaco. È una soluzione interessante per chi vuole costruire una gita più ampia, però dipende dall’apertura stagionale degli impianti e non va confusa con l’accesso diretto al lago.
| Opzione | Caratteristiche | Per chi è adatta |
|---|---|---|
| Val Lagorai, sentiero 316 | Accesso diretto, salita nel bosco e lungo la strada forestale | Escursionisti che vogliono raggiungere il lago senza itinerari complessi |
| Val Cavelonte o Panchià | Percorso più lungo, con forcelle e panorami aperti | Camminatori allenati e abituati ai dislivelli |
| Alpe Cermis | Itinerario combinato con impianti e sentieri d’alta quota | Chi desidera una giornata panoramica più articolata |
Quanto è difficile l’escursione e cosa aspettarsi sul sentiero
L’itinerario dal fondovalle non è tecnico, ma non lo definirei una passeggiata. Il dislivello e la lunghezza richiedono una condizione fisica normale, mentre il fondo può diventare scivoloso dopo la pioggia. Per una persona abituata alla montagna la difficoltà è generalmente escursionistica, non alpinistica.
Famiglie con bambini possono affrontarlo solo se i più piccoli sono già abituati a camminare per diverse ore. Il problema principale non è un passaggio esposto, bensì la durata della salita e la mancanza di servizi lungo il percorso. Con bambini piccoli conviene partire presto, prevedere molte pause e non trasformare l’arrivo al lago in un obbligo a tutti i costi.
Scarpe da trekking con suola scolpita fanno una differenza concreta, soprattutto sui tratti umidi e sulle pietre irregolari. Io porterei anche bastoncini, una giacca impermeabile e uno strato caldo, perché a quasi 1.900 metri il tempo può cambiare rapidamente anche quando in valle c’è il sole.
Leggi anche: Lago di Fiastra - Guida completa: cosa fare e come visitarlo
Tempi realistici per una giornata tranquilla
Per la sola salita considera circa 1 ora e mezza o 2 ore. Per andata e ritorno, fotografie, pranzo e qualche sosta sulle rive, è più realistico dedicare almeno 4-5 ore all’uscita. Gli itinerari che proseguono verso forcelle e altri laghetti richiedono invece una giornata intera e una preparazione più attenta.
Quando andare e come prepararsi senza errori
Il periodo più semplice va dalla tarda primavera all’inizio dell’autunno, ma la data precisa dipende dall’innevamento. A inizio stagione possono restare neve e ghiaccio nei tratti ombreggiati; in autunno le giornate sono più corte e il freddo arriva presto. Prima di partire controllerei meteo, condizioni del sentiero e accesso alla strada forestale.
La mattina è spesso la scelta migliore. Si cammina con temperature più gestibili, si ha più margine in caso di rallentamenti e si riduce il rischio di trovarsi al rientro con luce insufficiente. In montagna il temporale pomeridiano non è un dettaglio organizzativo, ma può rendere scomodi e scivolosi anche percorsi apparentemente facili.
- Porta almeno 1,5 litri d’acqua a persona, aumentando la quantità nelle giornate calde.
- Prevedi pranzo al sacco e uno snack energetico, perché non puoi contare su un punto ristoro lungo il sentiero.
- Usa scarponcini o scarpe da trekking, non calzature da ginnastica con suola liscia.
- Metti nello zaino una giacca impermeabile, un pile leggero, crema solare e una piccola farmacia.
- Scarica la traccia o porta una carta escursionistica, soprattutto se vuoi continuare oltre il lago.
Un errore comune è considerare la strada forestale come una normale strada di accesso turistico. La presenza di un tratto percorribile in auto non significa che sia sempre aperto al traffico privato. Se trovi una sbarra, va rispettata: si parcheggia negli spazi consentiti e si continua a piedi.
Cosa vedere intorno al bacino
La riva e la piana erbosa sono il punto ideale per una pausa, ma il vero interesse della zona sta nell’insieme del paesaggio. Il bacino è circondato da pendii e cime come il Cimon di Cadinello, la Cima Formion e le pendici del Castel di Bombasel. Le rocce scure del Lagorai creano un contrasto netto con il verde dei pascoli e il colore dell’acqua.
Nei dintorni si incontrano anche Malga Lagorai e tracce di antiche mulattiere. Non penserei a questo luogo come a una destinazione balneare: l’acqua è fredda, non ci sono aree attrezzate e il bagno non è il modo più sensato di vivere la visita. Una sosta rispettosa sulle rive, con pranzo e fotografie senza disturbare fauna e pascoli, è molto più adatta.
Chi ha ancora energie può valutare un prolungamento verso forcelle e piccoli laghi d’alta quota. Qui, però, il carattere dell’escursione cambia: aumentano dislivello, esposizione al meteo e necessità di orientarsi. Il mio consiglio è di decidere l’eventuale variante già a casa, invece di improvvisarla quando si è stanchi.
Il modo migliore per vivere il Lagorai senza fretta
Questa meta dà il meglio quando la si affronta come una giornata di montagna, non come una semplice attrazione da fotografare. Partire presto, camminare con un ritmo regolare e lasciare un margine di tempo per il rientro permette di godere davvero della conca e dei suoi silenzi.
Non servono attrezzature specialistiche per l’accesso principale, ma servono rispetto per l’ambiente, preparazione e buon senso. Se il cielo peggiora, il sentiero è innevato o il gruppo non ha abbastanza energie, tornare indietro è una scelta corretta. Il Lago Lagorai resta una bellissima destinazione anche quando lo si raggiunge in un’altra giornata, con condizioni migliori.