Nel Lagorai esiste un lago alpino che premia chi ama camminare con calma: bosco fitto all’inizio, malghe in quota, poi uno specchio d’acqua silenzioso sotto il Cimon delle Stellune. Qui non basta sapere che la meta è bella: contano il punto di partenza, il dislivello, il periodo giusto e l’attrezzatura. In questa guida metto insieme i dati utili e le scelte pratiche per organizzare l’escursione senza sorprese.
Le informazioni essenziali in breve
- Il lago si trova nel cuore del Lagorai, in area Castello-Molina di Fiemme, a quota poco superiore ai 2.090 metri.
- L’accesso più lineare parte da Ponte Stue: circa 13,8 km, 4 ore e 866 m di salita complessiva.
- La difficoltà è più fisica che tecnica: sentiero escursionistico, ma giornata lunga.
- Il periodo più semplice per andare è tra fine giugno e settembre, con attenzione ai nevai residui e ai temporali pomeridiani.
- In inverno l’area cambia completamente volto e richiede esperienza specifica, meteo controllato e attrezzatura adeguata.
- Non ci sono servizi in riva al lago: acqua, snack e strati termici vanno pensati prima di partire.
Dove si trova e perché colpisce subito
Questo lago alpino si trova in una delle zone più integre del Trentino orientale, tra Val Cadino e il massiccio del Lagorai. La sua posizione è scenografica ma non “facile” nel senso turistico del termine: il contesto è selvaggio, silenzioso e dominato da cime che gli fanno da cornice, in particolare il Cimon delle Stellune e le creste vicine.
È proprio questa combinazione a renderlo memorabile. L’acqua appare quasi raccolta in una conca protetta, e nelle giornate limpide il riflesso del cielo dà quel carattere raro che molti associano, non a caso, a un “lago delle stelle”. Io lo considero una meta che si capisce davvero solo arrivandoci: da valle sembra uno dei tanti laghi alpini, in quota invece cambia personalità e diventa molto più essenziale, quasi austero.
Per capire come impostare bene la gita, però, bisogna partire da accessi e numeri, non dall’idea romantica del paesaggio.

Come arrivare al Lago delle Stellune e quale accesso conviene
Il punto di partenza più pratico è Ponte Stue, raggiungibile da Molina di Fiemme lungo la SP 31 del Manghen. Da lì si imbocca il tracciato escursionistico che risale la Val Cadino: è un itinerario ben leggibile, con prevalenza di strada forestale e mulattiera, e rappresenta la soluzione più lineare per arrivare al lago senza complicarsi la vita.
| Accesso | Dati utili | Quando lo scelgo | Attenzione |
|---|---|---|---|
| Ponte Stue / Val Cadino | Circa 8 km da Molina di Fiemme fino al parcheggio; 13,8 km totali, 4 ore, +866 m, sentiero escursionistico | Se vuoi la via più chiara, più diretta e meglio strutturata | È una giornata lunga: meglio partire presto e non sottovalutare il rientro |
| Passo Manghen / Montalon | Itinerario più ampio sopra i 2.000 m, con passaggi su Lago delle Buse e Forcella Montalon | Se vuoi trasformare l’uscita in un giro più panoramico del Lagorai | Non è la scelta più semplice se ti interessa solo il lago finale |
| Val Campelle / Carlettini | Accesso comodo da Strigno via Spera e circa 15 km di Val Campelle fino al rifugio | Se vuoi costruire un trekking più ampio, magari con tappa intermedia o pernottamento | Va pianificato con più attenzione, soprattutto se vuoi collegare più versanti |
Se devo dare un consiglio secco, io sceglierei Ponte Stue per la prima volta e terrei gli altri accessi per quando vuoi allargare l’escursione a un anello più ricco. Da qui il tema vero non è più “da dove si parte”, ma quanto impegno fisico sei disposto a mettere in una sola giornata.
Quanto è impegnativa l’escursione davvero
La classificazione può ingannare. Sulla carta il percorso è spesso descritto come facile o comunque escursionistico, ma nella pratica io lo leggerei così: tecnicamente semplice, fisicamente serio. Non ci sono passaggi alpinistici, il sentiero è segnato e il terreno non richiede attrezzatura speciale, però i quasi 14 chilometri con oltre 800 metri di salita si sentono, soprattutto al ritorno.
Il punto chiave è distinguere tra difficoltà tecnica e impegno fisico. La prima resta contenuta; la seconda è quella che decide se la giornata ti lascia soddisfatto o svuotato. Se cammini spesso in montagna e sai gestire 4 ore abbondanti di movimento continuo, la gita è alla tua portata. Se invece sei abituato a passeggiate brevi, il percorso va preso sul serio.
- Lo rende accessibile: sentiero segnato, prevalenza di forestale e mulattiera, nessun tratto esposto in stile alpinistico.
- Lo rende faticoso: distanza totale, dislivello progressivo, rientro sullo stesso itinerario.
- Lo rende adatto a chi ha gamba: ritmo costante, buon allenamento di base, capacità di gestire la salita senza andare fuori soglia troppo presto.
- Lo rende meno adatto all’improvvisazione: meteo variabile, quota elevata, assenza di servizi lungo il tratto finale.
In altre parole, non è una meta da sottovalutare solo perché il sentiero “non sembra duro” all’inizio. E proprio il meteo, più della pendenza, cambia in fretta la qualità dell’esperienza.
Quando andare e cosa aspettarsi lungo il sentiero
Per l’escursionismo estivo il periodo più sensato, secondo me, va da fine giugno a settembre. A inizio stagione puoi trovare nevai residui e tratti ancora umidi; tra luglio e agosto il sentiero è in genere più stabile, mentre settembre regala spesso la combinazione migliore tra aria limpida, luce bella e minor affollamento.
Il bello di questa zona è che il paesaggio non è mai statico. In piena estate i prati attorno allo specchio d’acqua si colorano con rododendri, epilobi, botton d’oro e campanelle, mentre il verde delle malghe e il blu intenso del lago creano un contrasto molto netto. Se ami i dettagli naturalistici, qui li trovi davvero: non solo la vista d’insieme, ma anche il ritmo del bosco, il silenzio e il passaggio graduale dalla valle alla quota.
| Periodo | Cosa trovi | Perché conviene | Limite da considerare |
|---|---|---|---|
| Fine giugno e luglio | Nevai residui, fioriture, prati molto verdi | Paesaggio vivo e luminoso | Servono scarponi buoni e un po’ di prudenza sui tratti ancora freddi o bagnati |
| Agosto | Sentiero più asciutto, giornate lunghe | È il mese più semplice da gestire per tempi e luce | Temporali pomeridiani e più gente nei weekend |
| Settembre | Aria più limpida, colori più maturi, meno caldo | È il mio periodo preferito per equilibrio complessivo | Le giornate si accorciano: meglio non partire tardi |
| Inverno | Ambiente innevato, più isolato e severo | Adatto a ciaspolatori e scialpinisti esperti | Servono bollettino valanghe, attrezzatura specifica e valutazione seria delle condizioni |
Qui la regola è semplice: più la stagione si sposta verso freddo e neve, più il lago smette di essere una semplice escursione e diventa un’uscita di montagna vera e propria. Una volta scelto il periodo, conviene pensare a come incastrarlo dentro una giornata che abbia senso, senza correre inutilmente.
Cosa combinare nei dintorni per una giornata ben spesa
Se hai mezza giornata, io farei una cosa molto pulita: salita al lago, pausa lunga, rientro con calma. È il modo migliore per godersi il posto senza trasformarlo in una corsa contro il tempo. Se invece vuoi sfruttare meglio la zona, puoi allargare l’uscita verso i pascoli della Val Cadino o inserirla in un trekking più lungo del Lagorai, soprattutto se parti da Carlettini o da un accesso che consenta più collegamenti.
Il vero vantaggio è che questa zona permette tre formati diversi di giornata, e ciascuno ha senso se non lo forzi:
| Formato | Idea pratica | A chi la consiglio |
|---|---|---|
| Escursione secca | Andata e ritorno dallo stesso accesso, senza deviazioni | A chi vuole vedere il lago senza allungare troppo la giornata |
| Giro più ricco | Inserire altri specchi d’acqua o forcelle del Lagorai | A chi cerca un’uscita più panoramica e ha già passo da montagna |
| Weekend lento | Dividere la zona in due giorni, con tappa in rifugio o in valle | A chi vuole vivere il Lagorai con più calma e meno fretta |
Qui un dettaglio conta più di tanti altri: non dare per scontato il ristoro in quota. Porta cibo e acqua da valle, verifica l’eventuale apertura di rifugi e malghe prima di affidarti a loro come se fossero un servizio garantito. È una montagna splendida, ma resta una montagna vera.
Il dettaglio che fa la differenza su questo lago alpino
Se devo chiudere con un consiglio utile, è questo: affronta il lago con un ritmo regolare, partenza anticipata e aspettative realistiche. Io non partirei mai senza scarponi stabili, almeno 1,5 litri d’acqua, uno strato antivento, qualche snack energetico e una traccia offline del percorso. Sono accorgimenti semplici, ma qui fanno la differenza tra una giornata piena e una giornata tirata.
Il motivo per cui questa meta resta impressa non è solo la bellezza dello specchio d’acqua. È il fatto che te la guadagni, passo dopo passo, e quando arrivi capisci che il paesaggio non è decorazione ma parte dell’esperienza. Per me è proprio questo il valore più forte del posto: un lago alpino autentico, silenzioso e ancora capace di far rallentare davvero chi lo raggiunge.