La Lupa del Lagorai è uno di quei luoghi che funzionano perché uniscono paesaggio, memoria e una camminata breve ma meritata. In questa guida chiarisco che cosa rappresenta davvero la scultura, dove si trova tra Vetriolo Terme e la Panarotta, quanto tempo serve per raggiungerla e come organizzare la visita senza trasformarla in una corsa inutile.
Le informazioni pratiche da tenere a mente prima della salita
- Non si tratta di una cima, ma di una scultura di land art alta circa 6 metri, realizzata da Marco Martalar.
- Si trova a Pian della Casara, sopra Vetriolo Terme, a circa 1.600 metri di quota.
- La soluzione più comoda è lasciare l’auto al Nif: Alpine Taste e camminare per circa 1 km, cioè 15-20 minuti.
- La salita è breve ma costante: servono scarpe con suola buona e un minimo di attenzione, soprattutto con neve o ghiaccio.
- Nell’estate 2026 la navetta MOVE collega Pergine Valsugana, Laghi, Levico Terme, Vetriolo e Panarotta nei weekend di giugno, tutti i giorni di luglio e agosto e fino al 13 settembre.
- La visita rende meglio se la abbini a Vetriolo, Malga Masi o a un giro più ampio in Valsugana.
Che cos’è la scultura del Lagorai e perché merita una deviazione
Io la considero più di una semplice attrazione fotografica. È un’opera di land art costruita con legno recuperato dopo la tempesta Vaia: una lupa alta circa 6 metri, composta da oltre 2.000 elementi, che cambia aspetto con la luce, la pioggia e la neve. Proprio questa materia viva le dà senso: non è una scultura da museo, ma un oggetto che dialoga con il bosco e con la ferita del paesaggio da cui nasce.
Il punto non è la perfezione formale, ma il contesto. Salendo, si attraversa un tratto in cui si leggono ancora ceppaie, radici e segni del vento forte; è qui che la visita smette di essere una foto veloce e diventa un piccolo racconto di montagna. Se arrivi con questo sguardo, la salita breve vale molto di più di quanto prometta sulla carta.
Da qui ha senso passare alla parte più utile: capire dove andare esattamente e come non sbagliare punto di partenza.
Dove si trova e come arrivarci senza complicazioni
La scultura si trova a Pian della Casara, sopra Vetriolo Terme, nel comune di Levico Terme. Come riporta Visit Trentino, la strada da Levico sale in circa mezz’ora, con tornanti regolari e un tratto finale che richiede un po’ di attenzione se il fondo è bagnato o invernale.
Se vuoi tenere a mente i dati che contano davvero, io li riassumerei così:
| Voce | Dato utile |
|---|---|
| Quota dell’area | circa 1.600 m |
| Altezza della scultura | circa 6 m |
| Materiale | legno recuperato dopo Vaia, oltre 2.000 pezzi |
| Partenza più comoda | Nif: Alpine Taste, ex Maso Vetriolo Vecchio |
| Passeggiata a piedi | circa 1 km, 15-20 minuti, poco più di 100 metri di dislivello |
| Navetta estiva 2026 | weekend di giugno, tutti i giorni di luglio e agosto, fino al 13 settembre |
Per chi non vuole guidare fino in quota, la navetta è una soluzione sensata. Come riporta Visit Valsugana, nel 2026 il collegamento MOVE tocca Pergine Valsugana, Laghi, Levico Terme, Vetriolo e Panarotta: è una comodità concreta, soprattutto nei mesi più frequentati.
Una volta chiarito dove andare, il passo successivo è capire come si vive davvero il sentiero breve che porta alla scultura.

Il sentiero dal Nif in pratica
Dal parcheggio del Nif: Alpine Taste parte la via più semplice e, onestamente, anche quella che consiglierei alla maggior parte dei visitatori. Il tratto è su strada forestale, non è lungo e non richiede attrezzatura tecnica, ma la salita resta costante: non è una passeggiata piatta da centro urbano, e va trattata come una piccola uscita di montagna.
- Distanza: circa 1 km.
- Tempo medio: 15-20 minuti in salita.
- Difficoltà percepita: facile, ma non banale se sei poco allenato.
- Adatto a famiglie: sì, per chi cammina bene; io non lo consiglierei con passeggino.
- Da portare: scarpe con suola buona, acqua, una giacca leggera anche in estate.
Il dettaglio che molti sottovalutano è la superficie: il fondo forestale, se umido, diventa meno piacevole di quanto sembri nelle foto. In compenso il percorso è corto abbastanza da non stancare, e questo lo rende perfetto per una sosta tra un pranzo in malga e un giro panoramico più ampio.
Una volta arrivato, non correre subito via: il momento migliore spesso non è il selfie davanti all’opera, ma quello in cui ti giri e guardi la quota da cui sei salito.
Quando andarci e cosa aspettarsi nelle diverse stagioni
La finestra migliore, per me, va dalla tarda primavera all’inizio dell’autunno. In quei mesi il sentiero è più leggibile, il bosco si lascia attraversare senza sorprese e la luce valorizza davvero la scultura. Se puoi scegliere l’orario, punta al mattino presto o al tardo pomeriggio: trovi meno persone e una resa fotografica molto migliore.
- Estate: accesso più semplice e giornate lunghe, ma anche più afflusso; conviene arrivare presto o fuori dagli orari centrali.
- Autunno: è spesso la stagione più interessante per colori, visibilità e atmosfera.
- Inverno: il luogo diventa più scenografico, ma servono scarponi seri e prudenza per neve e ghiaccio.
Qui la regola è semplice: se il meteo peggiora, non forzare. In montagna il fascino cresce con il cielo giusto, ma cresce anche il margine di errore quando si esagera con l’ottimismo. Se vuoi una visita più corposa, il passo naturale è allungare il giro verso Malga Masi o Panarotta.
Come trasformare la visita in una mezza giornata ben fatta
La scultura da sola richiede poco tempo; il vero valore nasce quando la inserisci in un itinerario più ampio. Io la imposterei in tre modi, a seconda dell’energia e del tempo che hai a disposizione.
- Versione essenziale: salita al punto panoramico, sosta alla scultura, rientro tranquillo. È l’opzione giusta se hai poco tempo ma non vuoi rinunciare al luogo.
- Versione montagna vera: dopo la visita, prosegui verso Malga Masi. Il tratto aggiuntivo richiede circa 1 ora e 20 minuti e 4 km a tratta, con circa 250 metri di dislivello.
- Versione giornata intera: abbina Levico Terme, la salita a Vetriolo, la scultura e una sosta finale tra terme, lago o pranzo in quota.
Questa seconda opzione è quella che trovo più equilibrata: non è troppo dura, ma ti fa sentire di aver fatto davvero montagna. Inoltre ti evita quell’effetto un po’ povero delle tappe “mordi e fuggi”, dove arrivi, fotografi e riparti senza portarti via niente.
Se poi ti piace camminare, il contesto di Vetriolo e della Panarotta offre abbastanza varietà da non far sembrare la visita un semplice passaggio intermedio.
Il modo più intelligente per viverla senza correre
Quando organizzo una visita di questo tipo, seguo sempre la stessa logica: scegliere il punto di partenza corretto, camminare con scarpe adatte, lasciare spazio al paesaggio e non chiedere alla montagna più di quello che può dare in quel momento.
- Parcheggia al Nif oppure usa la navetta estiva se vuoi evitare l’auto in quota.
- Parti con un minimo di margine, soprattutto se il meteo è incerto o il fondo è umido.
- Non trattare il sentiero come una passeggiata urbana: la salita è breve, ma c’è.
- Fermati a osservare il contesto intorno alla scultura, non solo l’opera in sé.
- Se hai ancora energia, prosegui verso Malga Masi o completa un anello più ampio in zona Panarotta.
In breve, questa è una visita che riesce meglio quando la consideri una piccola esperienza di montagna e non solo un punto da spuntare sulla mappa: così la salita breve, il panorama e il lavoro di Martalar si tengono insieme in modo naturale, e il ricordo resta molto più solido della sola fotografia.