Cosa devi sapere prima di organizzare un'escursione nel Lagorai
- La catena è lunga e selvaggia: si sviluppa per circa 35 km tra Passo Manghen e Passo Rolle, con pochi appoggi e un ambiente molto più intatto di altre zone trentine.
- Non tutti i sentieri sono uguali: Colbricon è adatto a un primo approccio, Lago Lagorai e Bombasel richiedono più gamba, l'Alta Via del Granito è già un trekking di più giorni.
- Il periodo migliore è da maggio a ottobre, ma all'inizio della stagione può restare neve residua e nel pomeriggio i temporali arrivano in fretta.
- Gli accessi più utili sono Cavalese e Alpe Cermis, Malga Rolle, Passo Rolle, Passo Manghen e Val Campelle.
- Rifugi e impianti vanno verificati prima: in montagna non è prudente dare per scontato che tutto sia aperto.
- Scarponi, acqua e partenza anticipata contano più del nome dell'itinerario: nel Lagorai la logistica fa davvero la differenza.
Perché il Lagorai richiede un approccio diverso
Come segnala Visit Trentino, la catena si sviluppa tra i grandi accessi di Passo Manghen e Passo Rolle, e proprio qui si capisce subito che il terreno non è quello di una montagna “facile” solo perché ben fotografata. La dorsale è fatta di porfidi, vecchie mulattiere militari, pascoli alti e una quantità enorme di acqua: oltre cento laghi glaciali, con la vetta più alta che arriva a 2.754 metri. È un paesaggio ruvido, spesso silenzioso, che non concede molto al caso.Io lo leggo così: il bello del Lagorai non sta nella spettacolarità immediata, ma nella progressione. Prima il bosco, poi le malghe, poi i prati alti, infine le conche di rocce e specchi d'acqua. Se cerchi una montagna piena di servizi, questo non è il posto giusto; se invece vuoi sentire il cambio di quota passo dopo passo, qui trovi uno dei territori più convincenti del Trentino. E proprio per questo conviene scegliere bene l'itinerario, non improvvisarlo.

I sentieri da scegliere in base al tuo livello
Quando parlo di Lagorai, non penso a un solo percorso ma a una scala di esperienze. Alcune uscite sono perfette per mezza giornata, altre riempiono un'intera giornata, altre ancora chiedono autonomia, ritmo regolare e una logistica più attenta. Qui sotto trovi la distinzione che uso di solito quando voglio evitare scelte sbagliate.
| Itinerario | Profilo | Dati utili | Perché lo sceglierei |
|---|---|---|---|
| Laghi di Colbricon da Malga Rolle | Facile | Circa 30 minuti fino al rifugio sul SAT 348, difficoltà E; da Malga Ces circa 1 ora. | È l'approccio più rapido al mondo Lagorai: laghi glaciali, atmosfera storica e fatica contenuta. |
| Lago Lagorai e Bombasel | Medio | Circa 16,8 km, quasi 6 ore, +950 m e -950 m; possibile salita iniziale con la cabinovia del Cermis. | La giornata è piena ma ancora gestibile per chi ha un minimo di allenamento e vuole un itinerario completo. |
| Alta Via del Granito | Impegnativo | Anello di circa 28 km in 3 giorni, con dislivello totale vicino ai 2030 m. | È il trekking da rifugio a rifugio che fa davvero entrare nel cuore più ruvido del Lagorai. |
| Traversata lunga del Lagorai | Molto impegnativo | Tratti esposti, appoggi radi, navigazione più delicata e passaggi attrezzati in alcuni punti. | Ha senso solo se sei abituato a più giorni, autonomia e meteo variabile. |
Se hai poco tempo
Io partirei dai Laghi di Colbricon. La salita è breve, il contesto è leggibile e il sentiero funziona bene anche come prima uscita nel Lagorai. In più, la zona ha un valore storico che si percepisce senza bisogno di cercarlo apposta: non è solo un posto bello, è un posto che racconta qualcosa. Se vuoi un'escursione corta ma non banale, è il punto d'ingresso migliore.
Se vuoi una giornata piena
Qui ha molto senso il giro Lago Lagorai e Bombasel. Il dislivello c'è, ma è distribuito in modo onesto, e la possibilità di salire con gli impianti del Cermis cambia la gestione della fatica. Io lo vedo come il compromesso più equilibrato per chi vuole un vero trekking senza entrare ancora in una traversata di più giorni: sali, attraversi ambienti diversi, scendi con gambe stanche ma soddisfatte.
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Se cerchi una vera traversata
Allora devi ragionare in termini di bivacco mentale, non solo di chilometri. L'Alta Via del Granito è il classico esempio: tre giorni, rifugi, rocce, memoria militare, pascoli alti. Qui, Visit Trentino indica anche che l'anello misura circa 28 km e concentra il meglio della zona in un itinerario continuo, non frammentato. È la scelta giusta quando vuoi stare dentro il paesaggio, non soltanto attraversarlo.Questa distinzione ti aiuta anche nel passo successivo: capire quando partire, cosa portare e dove fermarti senza scoprire troppo tardi che la montagna ha tempi più rigidi dei tuoi.
Quando andare e cosa mettere nello zaino
Per il Lagorai io ragiono quasi sempre in una finestra pratica che va da maggio a ottobre. In primavera puoi trovare neve residua in alto, in estate il pomeriggio porta spesso temporali rapidi e in autunno i colori sono migliori ma le giornate si accorciano in fretta. Se parti tardi, il problema non è solo la luce: è il margine di sicurezza che si riduce, ed è una cosa che in questa catena si sente subito.
- Scarponi con suola scolpita, perché i fondi alternano mulattiere, porfido, pietraie e tratti erbosi scivolosi.
- Almeno 1,5 litri d'acqua per le uscite brevi, di più se hai una giornata piena o se sali sotto il sole.
- Giacca impermeabile e strato caldo leggero, anche quando il cielo al mattino sembra perfetto.
- Mappa offline o traccia GPS, soprattutto sui percorsi meno battuti o nei tratti dove la segnaletica è meno chiara.
- Cibo semplice ma energetico: panino, frutta secca, barretta, qualcosa che puoi mangiare senza perdere tempo.
- Bastoncini, utili in salita ma ancora di più in discesa, dove il terreno stanca le ginocchia più di quanto sembri.
In inverno la situazione cambia molto: alcune tracce si prestano a ciaspole o scialpinismo, ma solo con esperienza adeguata, valutazione del manto nevoso e, quando serve, guida locale. Il Lagorai non va mai letto come un semplice itinerario estivo “replicabile” tutto l'anno. E da qui il passaggio successivo è quasi obbligato: capire dove si entra davvero nella catena e quali appoggi conviene usare.
Come arrivare e dove appoggiarti senza perdere tempo
Gli accessi contano più di quanto molti pensino. Cavalese e l'Alpe Cermis sono il punto più comodo per Bombasel e per arrivare al Lago Lagorai con una salita alleggerita dagli impianti; Passo Rolle e Malga Rolle funzionano meglio per i Colbricon; Val Campelle e Malga Sorgazza aprono la porta alle zone più profonde e alle traversate di più giorni; il Passo Manghen è invece una soglia utile quando vuoi entrare dalla parte più selvaggia e meno frequentata.
Un dettaglio pratico che non sottovaluterei mai è il parcheggio: in Val Lagorai, ad esempio, la strada forestale sale fino a una sbarra e da lì si prosegue solo a piedi. Questo cambia la pianificazione, perché ti obbliga a calcolare rientro, orario e margine. Anche i rifugi vanno letti così, come strumenti e non come certezze assolute: il Rifugio Laghi di Colbricon, per esempio, è in genere aperto da metà giugno a metà settembre e non sempre offre pernottamento, quindi conviene verificare prima di costruirci sopra la giornata.
Se vuoi una base solida per un trekking più lungo, io guarderei anche a punti come il Rifugio Sette Selle, che sta nel cuore del gruppo, o a Caldenave e Conseria, utili quando vuoi concatenare tappe e non fare semplici andate e ritorni. Nel Lagorai l'appoggio giusto vale quasi quanto la scelta del sentiero, perché ti permette di tagliare la fatica dove serve senza snaturare l'escursione. E questo porta al problema che vedo più spesso: gli errori evitabili.
Gli errori che vedo più spesso sui sentieri del Lagorai
Il primo errore è partire tardi. Nel Lagorai il temporale pomeridiano non è un'eccezione folkloristica, è una possibilità reale, e i percorsi lunghi non perdonano l'ottimismo. Il secondo è sopravvalutare la propria gamba in discesa: molti pensano alla salita, ma è il ritorno che consuma davvero le energie.
- Scegliere un itinerario troppo ambizioso solo perché il nome suona bene.
- Non controllare le aperture di impianti e rifugi, soprattutto a inizio e fine stagione.
- Ignorare i tratti meno segnalati: in certe zone, come dopo Forcella Folga, l'orientamento richiede più attenzione del solito.
- Partire con scarpe leggere su mulattiere e pietraie, sperando che “tanto è un sentiero”.
- Non avere una traccia offline, pensando che il telefono basti sempre e comunque.
Il terzo errore è psicologico: voler “fare tanto” invece di fare bene. Io preferisco un anello più corto ma ben gestito, con una sosta fatta al momento giusto, piuttosto che un percorso lungo che finisce in rincorsa. Nel Lagorai, la qualità della giornata cresce quando abbassi un po' l'ego e alzi il livello di preparazione. Ed è esattamente il criterio che porta alla scelta finale del percorso.
La scelta migliore è quella che ti lascia ancora voglia di tornare
Io questo territorio lo tratto come un invito a rallentare. Se hai un solo giorno, i Colbricon sono l'ingresso più pulito; se vuoi un trekking pieno ma ancora gestibile, Lago Lagorai e Bombasel sono il compromesso migliore; se vuoi una vera immersione, l'Alta Via del Granito è la soluzione più completa; se cerchi una traversata seria, il Lagorai più profondo va affrontato con esperienza, autonomia e molto rispetto per il meteo.
Visit Trentino indica anche che l'Alta Via del Granito è un anello di circa 28 km da fare in tre giorni, e per me questo dato dice già tutto: qui vince chi pianifica con realismo, non chi si affida all'entusiasmo del momento. Il Lagorai premia chi cammina con ritmo costante, si ferma quando serve e sa apprezzare il valore di un paesaggio che non si concede subito. Se fai così, la catena ti restituisce laghi, silenzio e una montagna molto più interessante di quanto appaia in una foto.