Il lago Colbricon, in realtà un piccolo sistema di due laghi glaciali, è una di quelle mete che uniscono facilità di accesso e paesaggio vero: bosco, quota, rifugio e viste ampie sul Lagorai. Qui non serve essere alpinisti per godersi l’uscita, ma conviene sapere da dove partire, quanto tempo serve e in quale stagione il percorso rende di più. In questa guida trovi proprio questo: come arrivare, quale variante scegliere, cosa fare una volta in quota e come organizzare bene una mezza giornata o una gita più lunga.
I Laghi di Colbricon funzionano bene per una gita breve, panoramica e ben organizzabile
- Si trovano nel Parco naturale Paneveggio-Pale di San Martino, tra Passo Rolle e il Colbricon Pass.
- Sono laghi di origine glaciale, a quota di circa 1.909 e 1.922 metri.
- Il punto di partenza più comodo è Malga Rolle, con sentiero 348 e tempi medi di 40-60 minuti.
- La passeggiata è facile per chi cammina bene, ma non adatta al passeggino.
- In estate il rifugio in quota è un appoggio utile, soprattutto per una sosta breve senza forzare l’itinerario.
- Se hai più tempo, puoi allungare verso Malga Ces o collegare la visita ad altre uscite del Passo Rolle.
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Perché questi laghi meritano una deviazione
I Laghi di Colbricon non colpiscono solo per la cartolina. La loro posizione, stretta tra il Passo Rolle e il Colbricon Pass, li rende un punto d’incontro molto riuscito tra ambiente alpino, luce pulita e facilità di cammino. Io li considero una meta intelligente: non richiedono una giornata intera, ma danno la sensazione di essere davvero entrati in montagna.
Il contesto aiuta molto. Da una parte si leggono bene le forme del Lagorai, dall’altra si apre lo sfondo delle Pale di San Martino. Inoltre, come segnala il Parco naturale Paneveggio-Pale di San Martino, quest’area fu anche teatro di operazioni durante la Prima guerra mondiale: è uno di quei dettagli che aggiunge profondità alla visita senza trasformarla in un’escursione museale. Qui la natura resta protagonista, ma non è un paesaggio anonimo.
Un altro elemento interessante è l’altitudine: sei quasi a 1.900 metri, quindi l’aria è già quella dell’alta quota, ma l’itinerario non è duro. Questo equilibrio è il vero motivo per cui i laghi funzionano così bene anche per chi vuole una camminata breve ma appagante. Il passo successivo, allora, è scegliere il punto di accesso giusto e non complicarsi la giornata inutilmente.
Come arrivare e quale punto di partenza scegliere
Il punto più comodo resta Malga Rolle. Da qui parte il sentiero classico, segnalato con il numero 348, che sale con pendenze moderate e in circa 40-60 minuti porta ai laghi. L’itinerario è semplice da leggere, abbastanza protetto dal bosco e adatto anche a famiglie con bambini abituati a camminare. Il passeggino, però, non è una buona idea.
Il Parco naturale Paneveggio-Pale di San Martino indica anche un secondo accesso, da Malga Ces sopra San Martino di Castrozza. Questa variante è più lunga e più impegnativa, quindi la consiglio quando vuoi trasformare la visita in un’escursione più completa, non quando hai solo voglia di arrivare rapidamente ai laghi.
| Punto di partenza | Tempo indicativo | Per chi lo consiglio | Nota pratica |
|---|---|---|---|
| Malga Rolle | 40-60 minuti | Prima visita, famiglie, mezza giornata | Sentiero 348, fondo irregolare ma gestibile |
| Malga Ces | Più lungo e più impegnativo | Escursionisti che vogliono allungare l’uscita | Più dislivello, qualche tratto più ripido |
| San Martino di Castrozza con rientro organizzato | Circa 2 ore per la variante che scende in paese | Chi vuole chiudere l’itinerario con un arrivo diverso | Serve una logistica un po’ più attenta |
In estate ci sono anche navette che collegano la Val di Fiemme e la Valle di Primiero con Passo Rolle e Malga Rolle, quindi non sempre l’auto è l’opzione migliore. Se parti da lì, la gita resta lineare e poco stressante. E per un posto come questo, la semplicità di accesso fa davvero la differenza.
Quando andarci e cosa aspettarti nelle diverse stagioni
La stagione più naturale per visitare i laghi è l’estate, quando il rifugio è aperto e il sentiero si percorre con più continuità. In genere il rifugio Laghi di Colbricon lavora nel periodo caldo, indicativamente tra fine giugno e settembre, quindi è proprio in quei mesi che l’uscita risulta più comoda. Se vuoi pranzare in quota o semplicemente fermarti senza fretta, questo è il momento migliore.
Io partirei presto, soprattutto nei giorni belli. A metà giornata la zona può diventare frequentata, e il fascino del posto cambia molto se riesci a viverlo con più calma. La mattina restituisce colori più netti, meno rumore e una percezione più forte dei dettagli: il bosco, l’acqua, le rocce rosse del Lagorai, le cime lontane.
Anche l’autunno può essere un’ottima scelta, ma va trattato con più attenzione. I larici ingialliscono, l’atmosfera diventa più pulita e il luogo è spesso meno affollato, però il meteo si muove più in fretta e i servizi non sono sempre garantiti come in piena estate. In inverno, invece, l’itinerario resta praticabile lungo il 348, ma va letto come uscita su neve: possono servire ciaspole o ramponcini in base alle condizioni reali del fondo.
Qui il punto non è “quando si può andare”, ma come vuoi viverlo: comodo e panoramico, silenzioso e raccolto, oppure più tecnico e stagionale. Da questa scelta dipende molto anche quello che conviene fare una volta arrivato ai laghi.
Cosa fare una volta arrivato ai laghi
La tentazione di fermarsi sulla riva è giusta. In questi posti spesso il miglior programma è il più semplice: arrivare, togliersi lo zaino, mangiare qualcosa e guardare il paesaggio senza inseguire subito la prossima meta. Il rifugio in quota è utile proprio per questo, anche se va ricordato che non offre pernottamento: è un appoggio diurno, non una base per dormire.
Se hai energia in più, ci sono due prolungamenti sensati. Il primo è la salita al Colbricon, che richiede circa 2 ore ed è pensata per escursionisti esperti. Il secondo è la Cavallazza, che richiede circa 1 ora ed è più accessibile. Sono aggiunte interessanti, ma non obbligatorie: io le vedo come extra, non come parte essenziale dell’esperienza.
Dal punto di vista fotografico, invece, il posto rende quasi sempre bene. Le superfici d’acqua sono piccole ma molto scenografiche, i contrasti tra vegetazione bassa e roccia sono forti e, nelle giornate limpide, la vista verso le cime lontane è davvero pulita. Anche la presenza dei rododendri, dei ginepri e dei cespugli d’alta quota aiuta a costruire un paesaggio più ricco di quanto suggerisca la prima occhiata.
Per le famiglie, il consiglio è uno solo: trattare l’uscita come una passeggiata di montagna e non come una corsa. Chi si muove con bambini che camminano bene trova una soluzione ottima; chi invece ha bisogno del passeggino dovrebbe orientarsi altrove. È un dettaglio banale solo in apparenza, perché cambia completamente la qualità della giornata.
Come combinare la visita con un itinerario più ampio
Se hai mezza giornata, io resterei sui laghi e sul rifugio. È già abbastanza per avere una buona esperienza, senza riempire il programma di tappe solo per farlo sembrare più ricco. Se invece vuoi costruire una giornata piena, il Passo Rolle offre diverse combinazioni intelligenti.
- Mezza giornata: Laghi di Colbricon + sosta al rifugio, senza aggiungere altro.
- Giornata intera: Laghi di Colbricon + Passo Rolle + una deviazione verso Baita Segantini o Malga Juribello.
- Weekend: Laghi di Colbricon + foresta di Paneveggio + San Martino di Castrozza, con eventuale uscita più ampia in Val Venegia.
La logica è semplice: i laghi funzionano benissimo come fulcro di una giornata morbida, ma possono anche diventare il primo tassello di un itinerario più ampio. Il rischio, semmai, è fare troppe cose e perdere la misura del posto. In montagna, soprattutto qui, meno spesso significa meglio.
I dettagli che fanno davvero la differenza su questo itinerario
Se devo ridurre tutto a poche indicazioni pratiche, partirei da queste: scarpe con buona presa, acqua nello zaino, un capo antivento anche in estate e un controllo rapido sugli orari del rifugio prima di salire. A quota quasi 1.900 metri il tempo cambia facilmente e il comfort dell’escursione dipende molto più da questi dettagli che dalla lunghezza del sentiero.
- Arriva presto se vuoi trovare meno gente e più posto al parcheggio.
- Non sottovalutare il fondo del sentiero: non è difficile, ma non è nemmeno liscio.
- Se piove o il terreno è bagnato, serve più attenzione nei brevi tratti irregolari.
- Non dare per scontata l’apertura del rifugio fuori stagione piena.
- Se viaggi con bambini, considera la gita come un percorso breve con pause, non come una semplice camminata urbana.
In sintesi pratica, i Laghi di Colbricon danno il meglio quando li affronti con aspettative corrette: non sono una meta estrema, ma nemmeno una passeggiata qualunque. Se li tratti come una piccola uscita d’alta quota, con tempi realistici e un minimo di organizzazione, ti restituiscono molto più di quanto chiedano in fatica.